Gamecube

La vera nascita del Gamecube!

Il Nintendo GameCube, noto originariamente con il nome in codice Dolphin, è la quarta console prodotta da Nintendo. Appartiene alla sesta generazione di console di cui fanno parte Dreamcast (SEGA), PlayStation 2 (Sony) e Xbox (Microsoft). Il primo annuncio di lancio fu pubblicato sul numero 145 della rivista Nintendo Power, mentre nel numero 150, fu dedicato un articolo ad una delle killer application più acclamate e vendute di GameCube: Luigi's Mansion. Nel 2007 Nintendo annunciò la cessazione del supporto ufficiale alla console, che risultava ancora in produzione, anche se le modeste vendite di Natale e il successo del Wii (la console che ne prese il posto) avrebbero portato alla cessazione della produzione nel 2009.  Il GameCube fu atteso a lungo da tutti coloro che erano rimasti delusi dalla decisione di Nintendo di fornire il Nintendo 64 di un sistema a cartucce per la distribuzione dei giochi anziché dei compact disc. Infatti l'utilizzo di un supporto a cartucce, anziché su supporto ottico, pur scongiurando la piaga della pirateria, presenta l'effetto collaterale di far lievitare il prezzo dei giochi, oltre ad avere una capacità di immagazzinamento dati ridotta rispetto ai CD-ROM. Dalla forma a cubo, da cui appunto il nome, la scocca esterna del GameCube è disponibile in diversi colori (arancione, verde, platino, ecc.), ma i principali colori restano l'indaco e il nero. In Giappone, in edizione limitata e spesso accompagnato dalla pubblicazione di un nuovo gioco, fu messo in commercio a strisce nere su sfondo bianco, rosso, blu acqua o bianco cristallo. Il Nintendo GameCube utilizza dischi ottici dal diametro di circa 8 centimetri con capacità di circa 1.5 gigabyte e mini Dual layer da circa 3 GB di formato proprietario prodotti dalla Panasonic. Il Nintendo GameCube non supporta alcun altro formato, né CD né DVD, ma un prodotto ibrido tra il Nintendo GameCube e un lettore DVD è stato lanciato sempre dalla Panasonic esclusivamente in Giappone, con il nome "DVD/GAME Player Q". Il GameCube era comunque una macchina all'avanguardia per l'epoca; nonostante i limiti sopra citati, era superiore per potenza grafica e di calcolo a console del calibro di Playstation 2. Punto forte della console Nintendo è la connettività possibile con gli altri sistemi portatili prodotti dalla casa di Kyōto, il Game Boy Advance e versioni successive (SP e Micro). Tale connessione tra sistemi permette il trasferimento dei dati di gioco. Esempi di questa funzionalità includono l'uso del Game Boy Advance come controller alternativo per determinati giochi (come Final Fantasy Crystal Chronicles e The Legend of Zelda: Four Swords Adventures). Informazioni relative al gioco possono essere visualizzate sullo schermo a colori del GBA (in modo molto simile a quanto avviene con le Visual Memory Unit del Dreamcast) per comodità/convenienza e per evitare che si disturbi il giocatore occupando la parte dello schermo del televisore. Questa funzionalità è utilizzata anche per sbloccare "segreti" come nuovi livelli, personaggi o minigiochi se in un gioco sia la versione per GameCube che quella per Game Boy Advance sono connesse insieme (caratteristica presente ad esempio in esclusiva per la versione GameCube di Rayman 3: Hoodlum Havoc). Fino a quattro Game Boy Advance possono essere collegati al GameCube attraverso le quattro porte per i controller, tramite un cavo (link) venduto separatamente per ogni sistema portatile che si voglia collegare al GC. Nintendo incoraggia l'utilizzo di queste funzioni, inserite da diverse case produttrici nei giochi da esse prodotti.


I 10 migliori giochi per Gamecube!

Ecco a voi una personale lista dei 10 migliori titoli per Nintendo Gamecube.
  • 10° posto: Luigi's Mansion (Nintendo, 2001)Sì, è vero: durava poco, Luigi's Mansion. E la stampa dell'epoca, abituata a titoli di proporzioni elefantiache per qualunque cosa avesse solo vagamente a che fare con i fratelli Mario, gridò allo scandalo, sommergendo di critiche il gioco di Hideki Konno. Ora, va detto innanzitutto che per gli standard attuali un titolo che dura sette ore non solo non ha nulla di cui vergognarsi, ma rientra ampiamente nella norma.
    E allora quel che resta dell'avventura in solitaria del pavido Luigi, per una volta affrancatosi dal ruolo di semplice spalla del fratello basso e tarchiato, è un titolo di lancio assolutamente brillante, originale e ricco di trovate, che dura il giusto, e per questo non permette alla noia di infilare il naso nell'esperienza di gioco. Tutti lo prendevate in giro, aspettando il primo grande gioco per Gamecube di Mario: bhe un anno dopo vi siete ritrovati Super Mario Sunshine, meglio non parlarne.
  • 9° posto: Star Wars Rogue Squadron II: Rogue Leader (LucasArts, 2001)1983. Aggrappati a un cabinato, a un cabinato bellissimo, per carità, noialtri ragazzini si sognava di essere Luke Skywalker alle prese con nugoli di TIE Fighters e le torrette laser della Morte Nera. Sparando ai bastoncini di grafica vettoriale. Sembrava il futuro, ma non lo era: mancava ancora qualcosa. Ed è quello che molti appassionati della fiaba fantascienza di Lucas si sono andati ripetendo nel corso degli anni, giocando alla bellissima serie X-Wing: non era ancora una scena vera e propria della trilogia, non era ancora la gloria che scioglie questa neve che soffoca il mio petto. Per quella, per quel tipo di realismo, si sarebbe dovuto aspettare l'ingresso in scena dei Factor 5, quelli che ci piace ricordare per Katakis e il Turrican di Manfred Frenz, e molto meno per Lair. Si sarebbe dovuto aspettare Star Wars Rogue Squadron per N64 e, soprattutto, questo suo sequel per GameCube. Un gioco fantastico
  • 8°posto:  Viewtiful Joe (Capcom, 2003)
    Quella dei Capcom Five era alla fine della fiera una famiglia piuttosto tipica. A guardarlo da vicino, questo quintetto di titoli dello Studio 4 di Capcom annunciati come esclusive GameCube e poi rivelatisi tali solo in minima parte, ci trovi infatti: il parente noioso (P.N. 03), quello strano ma che ha un certo suo fascino quando ti racconta le storie (Killer 7), quello bello e ricco (Resident Evil 4), quello che non si sa bene che fine abbia fatto ma tanto frega zero perché stava sulle palle a tutti (Dead Phoenix) e infine quello giovane e casinista, ma estremamente simpatico, guarda proprio un casino, come Viewtiful Joe. Da provare!
  • 7° posto: Super Smash Bros. Melee (Nintendo, 2001)
    Già il fatto che il terzo titolo su quattro tra quelli passati in rassegna finora sia uscito nell'anno di lancio dovrebbe essere piuttosto significativo. Di cosa? Del fatto che i primi anni di vita della macchina siano stati felici e splendidi. Oppure che gli ultimi siano stati tristi e spenti. Come preferite. A ogni modo, questo capitolo intermedio tra il Super Smash Bros. Per N64 e il Brawl per Wii è stato il gioco più venduto nella storia del Cubetto, con oltre sette milioni di copie piazzate. Le numerose aggiunte rispetto al prequel oltre ovviamente a una realizzazione grafica molto più accattivante, ne fecero un grande protagonista nelle sfide multiplayer gomito a gomito di quella generazione. Il sistema di controllo molto semplice, dal canto suo, aprì quelle sfide a tutti i membri della famiglia. Se vogliamo, ma anche se non lo vogliamo, Melee era per molti aspetti una finestra spalancata sulla nuova/vecchia Nintendo. Quella che qualche anno dopo sarebbe tornata a prendersi quello che era suo, a guardare il mondo del videogioco dall'alto in basso, a piazzare le nonnine arzille davanti a uno schermo con un telecomando in mano, il volto decorato dal sorriso delle grandi occasioni.
  • 6° posto: Eternal Darkness: Sanity's Requiem (Nintendo, 2002)                                         Quella messa sul tavolo dai ragazzotti canadesi di Silicon Kinights è un'avventura particolare e suggestiva, ispirata alle opere di Lovecraft e lesta nel trascinarti a spasso nel tempo con tutta una serie di personaggi, dal presente dell'anno 2000 giù indietro fino al 26 avanti Cristo di un centurione romano, mettendo costantemente alla prova la sanità mentale dei suoi protagonisti.
  • 5°posto: F-Zero GX (Nintendo, 2003)
    Ora, non è che qui si voglia fare i nostalgici a tutti i costi. Eppure c'era un tempo, un tempo poi non così remoto, in cui i giochi di guida fantascienza erano in grado ancora di emozionare il loro pubblico di affezionati. Infatti questo titolo entra nella nostra top 5. Diciamocelo, chi non lo adorava?
  • 4° posto: Pikmin 2 (Nintendo, 2004)

    Anche se non sembra, pure a cercare bene nella custodia, tra le pagine del manualetto e girando e rigirando il miniDVD, dentro Pikmin ci stava la magia. E soprattutto c'era dentro Pikmin 2. Non voglio dilungarmi su questo titolo perché solo la parola favoloso basta e avanza!                                       
  • 3° posto: The Legend of Zelda: Wind Waker (Nintendo, 2002)
    The Legend of Zelda: Twilight Princess (Nintendo, 2006)

    I due Zelda per Cubo. Uno praticamente all'inizio del ciclo vitale della macchina, l'altro alla fine, quando il Wii marciava già alla volta dei tinelli di milioni di famiglie. Tutti e due, perché tutti e due sono giochi meravigliosi, sia pure per ragioni e con tematiche diametralmente opposte. Wind Waker fece storcere il naso a legioni di giocatori, che si aspettavano lo Zelda dai toni dark mostrato loro nel celebre tech demo "Zelda 128" allo Space World 2000, e un anno più tardi (Space World 2001) si trovarono invece davanti un Link super deformed in cel-shading, immerso nelle tinte pastello. Ma sotto quel look inusuale quanto accattivante batteva il cuore di uno Zelda di razza, con degli ottimi dungeon, un gameplay valido, dei mostri memorabili, un fascino tutto suo. Cui si perdonava volentieri l'eccessiva remissività dei boss e qualche lungaggine di troppo nella navigazione. Insieme danno inizio al podio
  • 2° posto: Resident Evil 4 (Capcom, 2005)                                                                         Ritenuto forse uno dei migliori giochi di sempre di qualsiasi console, RE4 ha cambiato un mondo:  il mondo dei survival horror e degli sparatutto in terza persona. Infatti...
  • 1° posto: Metroid Prime (Nintendo, 2002)
    Mettiamo che sei una software house e qualcuno ti chiama per realizzare una versione 3D di un vecchio classico della grande famiglia disfunzionale dei Metroidvania.
    Che fai? Beh, puoi seguire l'esempio di Mercury Steam e Kojima Productions con Castlevania: Lords of Shadow, cioè uscirtene con un'accozzaglia di livelli a compartimenti stagni, popolati di nemici tutti uguali, esplorati stando dietro alle bizze di una telecamera da voltastomaco e asserviti a un sistema di combattimento che di originale non ha nulla, zero, nothing, nada. Oppure fare come gli allora sconosciuti Retro Studios di Austin, Texas, che nel 2002 se ne escono con questo capolavoro assoluto, questo incredibile crogiolo di atmosfera, gameplay, backtracking tipicamente metroidvano, colonna sonora epicamente epocale, una grafica talmente pompata che su PS2 una roba del genere ciao, un riflesso fugace in un visore appannato, stupore, emozione. Soprattutto emozione. Un gioco difficile ma non intimamente bastardo come Metroid Prime 2: Echoes, e soprattutto - a differenza del terzo capitolo per Wii - focalizzato sull'essenza del genere di appartenenza, sia pure traslata in un nuovo contesto tridimensionale, e su quella della sua protagonista. All'epoca ci fu chi rimproverò a Metroid Prime di non avere alle spalle una storia consistente, qualcosa che spingesse davvero il giocatore ad affrontare la sua lunga traversata in solitaria degli scenari alieni di Tallon IV. Ma il viaggio, l'esplorazione, in Metroid Prime, ERANO l'esperienza in sé. Metroid Prime non è mai stato Halo e non aveva alcuna intenzione di diventarlo, e chi ha scritto quella recensione era un idiota. Sì, ce l'abbiamo con te, anonimo redattore di Entertainment Weekly.

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